Come si scelgono anilox e cliché nella stampa flessografica di etichette?

Nella flessografia l’anilox dosa l’inchiostro e il cliché lo trasferisce sul materiale. Quindi lineatura e volume dell’anilox, durezza del cliché, nastro di montaggio e viscosità vanno scelti insieme, in base al lavoro. Per esempio un fondo pieno chiede più inchiostro, mentre testi fini e retini chiedono celle più piccole.

In sintesi

Nella flessografia l’anilox è un cilindro inciso con migliaia di celle che trasportano una quantità controllata di inchiostro. La lineatura indica quante celle ci sono per unità di lunghezza, mentre il volume indica quanto inchiostro portano. Un anilox fine con poco volume serve per retini e testi piccoli, mentre uno più aperto serve per fondi pieni e bianchi coprenti. L’aumento del punto dipende soprattutto da pressione, cliché, volume e viscosità, e si compensa in prestampa con curve misurate. Infine ghosting, righe e differenze di densità indicano spesso problemi di alimentazione, pressione o usura.

Linea digitale in bobina, alternativa alla flessografia anilox per le tirature brevi

Come funziona la flessografia con anilox e cliché?

La flessografia è una stampa a rilievo. In pratica una racla toglie l’inchiostro in eccesso dall’anilox, che ne trattiene una dose precisa nelle celle. Poi l’anilox passa l’inchiostro al cliché, cioè la lastra in fotopolimero con le parti stampanti in rilievo. Infine il cliché lo deposita sul materiale, con una pressione leggera.

Ogni elemento della catena influisce sul risultato. Per questo un difetto raramente ha una sola causa. Trovi una descrizione generale del processo nella voce di Wikipedia sulla flessografia.

Flessografia: come scegliere lineatura e volume dell’anilox

La lineatura e il volume vanno di pari passo. Infatti più celle significano celle più piccole, quindi meno inchiostro e dettagli più fini. Al contrario poche celle grandi portano più inchiostro, utile per fondi pieni, bianchi coprenti e vernici.

Per i retini, inoltre, la lineatura dell’anilox deve essere molto più fine di quella del cliché. Altrimenti i punti più piccoli cadono dentro le celle e si sporcano. In pratica molti reparti tengono più anilox per gruppo: uno per retini, uno per tinte piatte e uno per fondi pieni. I valori corretti, comunque, li indicano il fornitore di anilox e le prove sulla tua macchina.

Flessografia e anilox: come controllare l’aumento del punto?

L’aumento del punto è la crescita del punto di retino tra file e stampa. Nella stampa a rilievo è normale, perché il cliché morbido si schiaccia un poco sotto pressione. Tuttavia diventa un problema quando i mezzitoni si scuriscono e le sfumature si chiudono.

Prima di tutto riduci la pressione al minimo che trasferisce bene, il cosiddetto contatto leggero. Poi stabilizza viscosità e volume dell’anilox. In seguito stampa una prova di riferimento, misura i valori con un densitometro o uno spettrofotometro e crea curve di compensazione in prestampa. Infine ripeti la misura quando cambi materiale, cliché o anilox.

Perché compaiono ghosting, righe o differenze di densità?

Il ghosting è un’immagine fantasma, più chiara, che si ripete dove non dovrebbe. Spesso nasce da un’alimentazione insufficiente: un’area piena svuota l’anilox e la zona successiva riceve meno inchiostro. Le righe trasversali regolari, invece, indicano più spesso vibrazioni, ingranaggi usurati o pressione eccessiva. Le differenze di densità tra un lato e l’altro, infine, nascono da pressione non uniforme, racla usurata o celle intasate.

Mezzitoni troppo scuriaumento del punto · riduci la pressione e aggiorna le curve di prestampa
Immagine fantasma ripetutaalimentazione insufficiente · rivedi volume dell’anilox e impaginazione dei pieni
Righe trasversali regolarivibrazioni, ingranaggi o pressione · controlla meccanica e contatto
Densità diversa tra i latipressione non uniforme o racla usurata · regola il parallelismo e cambia la racla
Colore che cala nel tempocelle intasate o viscosità che cambia · pulisci l’anilox e misura la viscosità
Difetto · causa probabile e rimedio. Indicazioni generali: ogni macchina ha le sue procedure.

Come scegliere cliché e nastro di montaggio?

Il cliché e il nastro biadesivo lavorano insieme. In generale un nastro più comprimibile aiuta i retini, perché assorbe le irregolarità e limita l’aumento del punto. Un nastro più rigido, invece, aiuta i fondi pieni, che chiedono una pressione uniforme. Anche la durezza del fotopolimero segue la stessa logica.

Testi fini e mezzitoni sullo stesso cliché obbligano quindi a un compromesso. Per questo molti stampatori li separano su due gruppi colore, quando la macchina lo permette. Inoltre il montaggio deve essere preciso: un cliché storto o con bolle sotto il nastro produce fuori registro e zone chiare.

Flessografia e anilox: come ottimizzare il trasferimento dell’inchiostro

Il trasferimento dipende da tre fattori principali: volume dell’anilox, viscosità dell’inchiostro e superficie del cliché. Di conseguenza conviene cambiare un fattore alla volta e misurare il risultato. Ad esempio controlla la viscosità a inizio lavoro e a intervalli regolari, perché cambia con temperatura ed evaporazione.

Poi, nella flessografia, tieni pulito l’anilox, perché le celle intasate perdono volume senza segnali evidenti. Infine registra le combinazioni che funzionano: anilox, cliché, nastro, inchiostro e materiale. In questo modo ristampi lo stesso lavoro con meno prove.

Quando valutare il digitale per le tirature brevi?

La flessografia rende al meglio su tirature lunghe e ripetitive, dove lastre e avviamento si distribuiscono su molte etichette. Al contrario, con tirature brevi e molte versioni, cliché, anilox dedicati e scarti di avviamento pesano su ogni pezzo. In quei casi la stampa digitale parte dal file, senza lastre, e può cambiare grafica tra un’etichetta e l’altra.

Il prossimo passo

Se una parte dei tuoi lavori sono tirature brevi, urgenti o con dati variabili, valuta il digitale per quella quota. Le linee Pragma AJ-330E stampano senza lastre, poi laminano, fustellano senza fustelle fisiche e riavvolgono. Trovi la versione UV e la versione a base acqua nella pagina sulla stampante digitale per etichette in bobina.

Per un confronto concreto, chiedi una stampa di prova con un tuo lavoro reale e il tuo materiale. Su richiesta puoi anche vedere la linea in funzione nello showroom di Calenzano. Scrivi a info@master-tek.it o dalla pagina contatti Master Tek.

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Domande frequenti su flessografia e anilox

Come scelgo lineatura e volume dell’anilox?

Nella flessografia la scelta dell’anilox dipende dal lavoro. Un anilox fine con poco volume serve per retini e testi piccoli, mentre uno con celle più grandi serve per fondi pieni, bianchi e vernici. Per i retini, inoltre, la lineatura dell’anilox deve essere molto più fine di quella del cliché. I valori corretti li indicano il fornitore e le prove sulla tua macchina.

Come controllo l’aumento del punto in flessografia con anilox e cliché?

Riduci la pressione al minimo che trasferisce bene e stabilizza viscosità e volume dell’anilox. Poi stampa una prova di riferimento, misura i valori con un densitometro o uno spettrofotometro e crea curve di compensazione in prestampa. Infine ripeti la misura ogni volta che cambi materiale, cliché o anilox, perché la crescita del punto cambia.

Perché compare il ghosting nella stampa flessografica?

Di solito per un’alimentazione insufficiente. Un’area piena svuota l’anilox e la zona che segue riceve meno inchiostro, quindi appare un’immagine fantasma più chiara. Per ridurlo rivedi il volume dell’anilox, la viscosità e la posizione dei fondi pieni nell’impaginazione. In alcuni casi aiuta spostare i pieni su un gruppo colore dedicato.

Altre domande frequenti

Che cosa causa righe e differenze di densità?

Le righe trasversali regolari indicano spesso vibrazioni, ingranaggi usurati o pressione eccessiva. Le differenze di densità tra i lati, invece, nascono da pressione non uniforme, racla usurata o celle dell’anilox intasate. Quindi controlla meccanica e parallelismo, cambia la racla se serve e pulisci l’anilox con il metodo indicato dal fornitore.

Come scelgo cliché e nastro per testi e mezzitoni?

Un nastro più comprimibile aiuta i retini, perché assorbe le irregolarità e limita l’aumento del punto. Un nastro più rigido, invece, aiuta i fondi pieni. Testi fini e mezzitoni sullo stesso cliché richiedono quindi un compromesso. Per questo molti stampatori li separano su due gruppi colore, quando la macchina lo consente.

Quando conviene passare dalla flessografia al digitale?

Il digitale conviene soprattutto per tirature brevi, molte versioni, consegne urgenti e dati variabili, perché non richiede lastre né avviamenti lunghi. La flessografia, invece, resta efficiente su tirature lunghe e ripetitive. Per decidere, confronta il costo per etichetta sul tuo mix reale di lavori, con una stampa di prova sul tuo materiale.

Altre risposte: normative e settori