Come stampare su plexiglass e plastiche difficili come polipropilene e polietilene con la stampa UV?
La stampa UV su plexiglass funziona bene nella maggior parte dei casi, perché l’acrilico accetta l’inchiostro UV meglio di molte altre plastiche. Sul trasparente serve quasi sempre il bianco, mentre sull’opalino e sul colorato la scelta dipende dall’effetto. Polipropilene e polietilene, invece, hanno una bassa energia superficiale e richiedono un trattamento o un primer.
In sintesi
Il plexiglass, cioè il polimetilmetacrilato, è una delle plastiche più semplici da stampare in UV. Sul trasparente il bianco dà coprenza, mentre la controstampa protegge la grafica dietro la lastra. Polipropilene e polietilene respingono gli inchiostri, perché la loro superficie ha poca energia. Prima di stampare queste plastiche conviene misurare la bagnabilità con inchiostri o penne test. Infine trattamento corona, fiamma, plasma o primer specifico migliorano l’adesione, ma vanno sempre verificati con una prova.

Come fare la stampa UV su plexiglass trasparente, opalino e colorato?
Il risultato cambia con il tipo di lastra e con il lato di lettura. Per questo conviene decidere prima dove starà l’osservatore e da dove arriverà la luce. Ecco le impostazioni di partenza più comuni.
| Trasparente, lettura frontale | bianco sotto il colore, oppure colore senza bianco per un effetto vetrata |
|---|---|
| Trasparente, controstampa | file a specchio, prima il colore e poi il bianco |
| Opalino retroilluminato | colore più carico, spesso senza bianco o con bianco leggero |
| Colorato | bianco sotto il colore per non mescolare le tinte |
| Specchiato o satinato | prove di riflessione e di adesione prima della serie |
| Lastra con pellicola | togli la pellicola poco prima di stampare e scarica l’elettricità statica |
Il plexiglass, inoltre, si carica facilmente di elettricità statica. Di conseguenza attira polvere e può deviare le gocce più piccole. In pratica un panno antistatico o uno ionizzatore riducono il problema. Per la pulizia, poi, chiedi al fornitore della lastra il detergente adatto, perché alcuni solventi possono creare microfessure.
Come si fa la controstampa nella stampa UV su plexiglass?
In controstampa stampi sul retro della lastra e guardi la grafica attraverso il plexiglass. Così l’acrilico protegge i colori da graffi e pulizie. Prima di tutto rifletti la grafica a specchio nel file o nel RIP. In seguito stampa il colore e, sopra, uno o più strati di bianco come fondo.
Per una vetrata visibile da entrambi i lati, invece, puoi stampare colore, bianco e ancora colore. Questa sequenza richiede però canali separati e un registro preciso. Le flatbed con bianco e vernice, come la Pragma A-6090 UV Pro, preparano questi strati nello stesso lavoro.
Perché polipropilene e polietilene sono plastiche difficili?
Polipropilene e polietilene hanno superfici chimicamente inerti e con bassa energia superficiale. Per questo l’inchiostro non bagna bene il supporto e forma un film che si stacca con facilità. Lo spiega anche la voce di Wikipedia sul trattamento corona, nato proprio per rendere stampabili queste plastiche.
Come misurare la tensione superficiale prima di stampare?
Il metodo più pratico usa inchiostri test o penne test con valori noti. Stendi una riga sul pezzo e osserva se resta continua o si ritira in goccioline. Se si ritira, la superficie ha una bagnabilità inferiore al valore della penna. La norma ISO 8296 descrive questo metodo per film e fogli in plastica. Chiedi poi al fornitore dell’inchiostro il valore minimo consigliato, invece di usare numeri generici.
Quale trattamento funziona meglio sul polipropilene?
- Trattamento corona: comune su film e fogli, spesso già eseguito dal produttore della lastra.
- Trattamento a fiamma: adatto a pezzi stampati e oggetti tridimensionali.
- Plasma: preciso e ripetibile, ma richiede un impianto dedicato.
- Primer per poliolefine: soluzione pratica per piccole serie, da abbinare all’inchiostro.
- Inchiostro ad alta adesione: aiuta, ma da solo raramente basta su PP non trattato.
Non esiste un trattamento migliore in assoluto. Infatti l’effetto di corona e fiamma cala nel tempo, quindi conta anche quando hai trattato il pezzo. Per questo misura la bagnabilità il giorno della stampa e fai sempre un test di quadrettatura.
Errori comuni nella stampa UV su plexiglass e plastiche
- Dimenticare lo specchio del file in controstampa.
- Pulire l’acrilico con un solvente aggressivo non indicato dal fornitore.
- Stampare polipropilene non trattato contando solo sull’inchiostro.
- Fidarsi di un trattamento corona eseguito mesi prima.
- Saltare il bianco su lastre colorate e ottenere tinte sporche.
- Ignorare l’elettricità statica sulle lastre appena spellicolate.
Il prossimo passo
Porta le tue lastre di plexiglass o i tuoi pezzi in PP nello showroom Master Tek di Calenzano (FI). Su richiesta facciamo una prova di stampa, anche in controstampa, sulle stampanti UV Pragma flatbed. Così verifichi adesione, coprenza e resa del bianco prima del preventivo. Per pannelli grandi, inoltre, guarda la flatbed AJ-2513 con piano 2500 × 1300 mm. Per difetti già presenti, invece, manda una foto a info@master-tek.it.
Vuoi provare la stampa sulle tue lastre?
Spesso no, perché l’acrilico accetta bene molti inchiostri UV. Tuttavia alcune lastre estruse, antigraffio o con trattamenti superficiali possono aderire meno. Per questo fai un test di quadrettatura sul lotto reale. Se il test fallisce, prova un primer compatibile con il tuo inchiostro e ripeti la verifica dopo il riposo indicato dal fornitore.
Sull’opalino la luce attraversa la lastra, quindi i colori appaiono più chiari rispetto alla luce riflessa. Per questo serve un carico di colore maggiore o un profilo dedicato alla retroilluminazione. Inoltre fai una prova con la lampada reale dell’insegna, perché luce calda e fredda cambiano la resa. Infine annota le impostazioni per i lavori futuri.
Il polipropilene ha una bassa energia superficiale, quindi l’inchiostro non bagna bene il supporto. Di conseguenza resta appoggiato sopra e si stacca con il nastro. In questo caso serve un trattamento corona, fiamma o plasma, oppure un primer per poliolefine. Misura poi la bagnabilità con penne test e ripeti la quadrettatura.
Altre domande frequenti
Sono pennarelli o inchiostri con una tensione superficiale nota. Tracci una riga sul supporto e osservi il comportamento del liquido. Se la riga resta continua, la superficie ha almeno quel valore di bagnabilità. Se si ritira in goccioline, invece, la superficie è meno bagnabile. In questo modo controlli i lotti prima di stampare.
In genere sì, ma il policarbonato si comporta in modo diverso dal plexiglass. Alcune lastre hanno strati protettivi anti UV o antigraffio che riducono l’adesione. Per questo chiedi al fornitore la scheda della lastra e fai un test di adesione sul lato da stampare. Inoltre verifica la tenuta alla piegatura se il pezzo verrà curvato.
Sì, perché la grafica resta dietro la lastra e il plexiglass la protegge da graffi e pulizie. In più il lato frontale mantiene la sua lucentezza naturale. Ricorda però di riflettere il file a specchio e di stampare il bianco dopo il colore. Infine proteggi il retro durante il montaggio, perché lì il fondo resta esposto.
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